Regole di condotta per l’utilizzo dei social network da parte degli infermieri: il pronunciamento della FNOPI


Il 15 ottobre i 102 presidenti degli Ordini provinciali riuniti nel Consiglio nazionale hanno sottoscritto un documento sulla condotta dei loro iscritti sui social. Il messaggio è chiaro: ogni comportamento che leda la professione e l’immagine dei professionisti attraverso i social sarà punito, e la rappresentanza professionale si impegna a essere guida ed esempio per un buon uso dei social.

Il pronunciamento contiene sia indicazioni per gli Ordini provinciali relativamente all’utilizzo di propri profili social, sia importanti regole di condotta per i professionisti. A seguire, si riporta proprio la parte di peculiare interesse per gli iscritti.

La presenza pervasiva dei social network impone un ragionamento e un posizionamento chiaro, da parte della Federazione e degli Ordini Provinciali, sulla
presenza infermieristica su tali piattaforme di comunicazione e relativi stili di condotta.
Proprio perché “confusamente affollato”, nonché popolato da migliaia di profili falsi e/o abusivi, Facebook è uno strumento spesso usato impropriamente da utenti che riversano on line sentimenti di odio e di scarso rispetto delle regole del vivere comune.
Purtroppo la comunità professionale infermieristica non è esente da alcune condotte deplorevoli sui social network. Ultimamente troppi casi in cui una compattezza professionale avrebbe potuto ottenere esiti positivi, sono diventati vetrine di una minoranza professionale livorosa, aggressiva e violenta che danneggia tutti. Questo comporta una serie di riflessioni e una chiara assunzione di impegno e responsabilità da parte della rappresentanza istituzionale. Infatti, ogni volta che un infermiere si presenta come tale e agisce sui social e sul web mancando di decoro, di rispetto, usando turpiloquio, rinunciando ad ogni possibilità di confronto costruttivo e sereno, parlando senza cognizione di causa sia in merito ad evidenze scientifiche sia in merito ad una consapevolezza ragionata dei fenomeni di cui discute, mina l’immagine di tutta la comunità professionale che ne esce mortificata sul piano etico, deontologico, culturale e frena la credibilità professionale e istituzionale nei confronti della società civile, politica e del sistema sanitario in generale entro cui opera.

Inoltre, confligge deontologicamente quando:
1) non tiene conto dei valori etici, religiosi e culturali, nonché del genere e delle condizioni sociali della persona;
2) non si impegna a cercare il dialogo nel caso di conflitti determinati da diverse visioni etiche;
3) non persegue uno spirito di collaborazione e confronto con i colleghi o con altri professionisti sanitari e non;
4) non riconosce e valorizza lo specifico apporto degli altri attori nell’equipe;
5) non tutela il decoro personale ed il proprio nome e non salvaguarda il prestigio della professione.

Se i mezzi di comunicazione oggi ci hanno dato la libertà di parola su ogni argomento ed in ogni contesto, questo non significa che tale libertà sia esente da conseguenze anche disciplinari.
Se la Federazione e tutti gli Ordini Provinciali stimolano e credono in un confronto che trae anche dalle divergenze la sua ricchezza, altrettanto dovranno intervenire sul piano disciplinare quando questo confronto diventa solo un turbinìo non ricondotto di rabbia, privo di ogni dialogo e di mediazione.
A maggior ragione i rappresentanti di tutti gli Ordini delle Professioni Infermieristiche d’Italia si impegnano in prima persona a fungere da guida e da esempio per un corretto uso della comunicazione social e web e altrettanto si impegnano a vigliare e a far rispettare la deontologia che sempre più spesso viene a mancare, e con essa ogni elemento valoriale, sulle piattaforme social e web.